Lo Spazio del Far Musica, suggerimenti nella relazione adulto-bambino

Elisabetta Ciancaleoni Musicoterapeuta

I genitori, come anche i nonni, gli zii, e comunque qualsiasi adulto si trovi impegnato nella cura dei più piccoli può utilizzare il suono ed il canto per creare degli intensi momenti di crescita, apprendimento e comunicazione. Ciò può essere fatto in qualsiasi momento dello sviluppo del bambino, ma in particolare il mio consiglio è di iniziare già nella fascia dei 0-3 anni: un momento molto denso e significativo per i più piccoli.

Il suono rappresenta per bambini un significativo spazio-tempo vitale, una risposta a motivazioni interiori profonde e l’opportunità per un completo sviluppo affettivo e simbolico. L’esperienza musicale, in virtù di queste qualità può dunque trasformarsi in un efficace strumento di promozione educativa. 
Fare musica insieme ai bambini significa creare quel clima di affetto e accoglienza necessario per incoraggiare la fiducia in sé e aiutare il bambino a sperimentare il suono come un elemento molto importante per rapportarsi con la realtà: quella dentro ( il mondo emotivo), e quella fuori, di sé.
L’esperienza musicale, ludica tra bimbo e adulto, permette un gioco continuo di “rimandi” tra il vissuto interno e quello esterno di tutte le parti in relazione. Gli strumenti da utilizzare con i più piccoli sono semplici ed accessibili: filastrocche, ninne nanne, canti, non-sense, giochi ritmici con il corpo e gli oggetti… questi elementi rientrano nel campo della musica attiva cioè quella che viene creata “attivamente” appunto durante il gioco relazionale e musicale tra adulto e bambino.

Tra tutti, la voce è lo strumento principe: essa permette di comunicare in modo naturale e diretto aspetti di sè e coinvolgere, grazie a questa autenticità, l’altro in maniera totale ed immediata.
Nel canto infatti anche chi ascolta con-vibra (o vibra-con) agevolando l’aspetto più empatico del musicale, non è un caso se possiamo affermare che il canto “incanta”. 
I canti proposti al bambino, se hanno un testo, possono descrivere, narrare, ambientare paesaggi emotivi ed il loro “riuso”, nel gioco musicale, ha come obiettivo primario quello di creare persone capaci di ascoltare, di capire la musica, di comunicare emozioni, di fare musica nelle loro famiglie e con gli amici. Inoltre canti e filastrocche possono accompagnare il gioco nelle sue diverse espressioni, le filastrocche recitate in vari momenti possono intrattenere i piccoli, divertirli o sviluppare le capacità attentive. Alcuni canti e filastrocche possiedono compiti più precisi, come, per esempio, accompagnare i piccoli nell’ addormentamento.

Attraverso il cantare, il suonare, il danzare (muoversi su brani musicali) è possibile progettare una semplice proposta educativa, focalizzando l’attenzione sul piacere che i bambini possono trarre dal gioco musicale con l’adulto. E’ il piacere, infatti, l’aspetto in grado di permettere l’assimilazione di modelli relazionali, musicali, culturali.  Le filastrocche, e gli altri generi, possono contribuire al processo dinamico verso la crescita e l’autonomia del bambino. Contribuiscono ad esempio anche allo sviluppo del linguaggio. A tale proposito Roberto Goitre e Ester Seritti, (1983) scrivono: “Se l’apprendimento del linguaggio verbale trae la sua origine dall’ ascolto delle prime lallazioni verbali, l’apprendimento di quello musicale trova il suo riscontro nelle prime lallazioni cantate che fanno parte del patrimonio musicale, sociale, ambientale, linguistico e dialettale, storico ed etnico del popolo.(…)”

Lo spazio del far musica insieme nell’educazione in genere, nelle famiglie, fin da piccolissimi, rappresenti per loro una straordinaria occasione per apprendere empiricamente come la musica costituisca un’eccellente mezzo di espressione e comunicazione, per educare i più piccoli alla bellezza e seminare, nei loro cuori, piccoli semi di felicità.

La voce, il canto, la preparazione alla nascita
Bambini e creatività musicale

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